PRIMO ITINERARIO: DA SFERRACAVALLO ALLA RISERVA NATURALE MARINA DI CAPO GALLO

Itinerario Barcarello Riserva Naturale Capo Gallo

SFERRACAVALLO – BAIA DEL CORALLO

E’ il nucleo sociale più attivo itticamente e luogo di villeggiatura e di vacanza dei palermitani. I suoi fondali marini, sia rocciosi che sabbiosi, ospitano una grande varietà di pesci tipici del tirreno mentre la Baia del Corallo (Sferracavallo) permette facili escursioni dei suoi fondali marini. Rinomata per la per i suoi tramonti sul mare e per la gastronomia tipica dei suoi ristoranti e trattorie, basata esclusivamente da ottimo “pesce fresco”.

Nella zona occidentale di Sferracavallo, in corrispondenza dello stabilimento balneare (spiaggia), c’è anche una fascia costiera sabbiosa pianeggiante, che offre la possibilità agli inesperti nuotatori, di poter fare un bagno tranquillo e distensivo con fondali marini spettacolari.

LA RISERVA NATURALE DI CAPO GALLO (SFERRACAVALLO)

Una particolare attenzione merita la Riserva Naturale Marina di Capo Gallo. La sensazione che si ha visitando questo luogo incantato è quella di essere in un’isola in mezzo al Mediterraneo, nonostante la vicinanza ad una grande area urbana come Palermo.

Per visitare la Riserva è possibile utilizzare l’ingresso di Barcarello a Sferracavallo. Il primo aspetto contrastante è dato dal paesaggio fisico: le pareti a strapiombo del promontorio del Monte Gallo sono in netto contrasto con l’aspetto pianeggiante della fascia più prossima al mare caratterizzata, a sua volta, dal continuo alternarsi di calette ed insenature dove potere fare un bagno; la natura calcarea della roccia, levigata dall’azione del moto ondoso, restituisce riflessi di un color turchese che invita il visitatore a rilassarsi all’ombra per un pic-nic, specie dopo una giornata afosa passata in città tra musei e monumenti. Sulla punta della riserva c’è anche un prato vicino il mare dove prendere il sole e fare il bagno.

MONDELLO

Il golfo di Mondello è, anch’esso, un altro luogo di mare vicino Sferracavallo. Nell’insenatura di Mondello si trova il porticciolo turistico, di punta Celesi, costituito da un piccolo molo banchinato (il fondo marino è sabbioso con fondali da 0,50 a 2,00 m.). Il “villino in stile liberty” rappresenta un simbolo di Mondello. Percorrendo le strade di Mondello ed in generale di tutta la Piana del Gallo si nota un elevato numero di torri di forma troncoconica o cilindrica, costruite in pietrame informe.

Da Punta Priola in poi, comincia l’Addaura, il cui porticciolo è costituito da una darsena racchiusa da un molo e da una banchina di riva, il fondo marino è sabbioso con fondali da 2 a 3 m. Sempre su questo fianco della Riserva naturale di Monte Pellegrino famosa per i pellegrinaggi dei cristiani al Santuario di Santa Rosalia.

ISOLA DELLE FEMMINE E CAPACI

Si trovano proprio di fronte a Punta Matese a Sferracavallo dove si vede l’isola che ha dato la denominazione al Comune omonimo. La isola, provvista di un ampio arenile, è molto frequentata da pescatori subacquei e da alcuni bagnanti, che ivi si recano in tour locali organizzati in barca o in motoscafo da Sferracavallo.

Questa riserva è un’area protetta d’importanza europea per la sua flora e fauna marine e le sue caratteristiche geologiche o altre di particolare interesse. Per esempio, tra le sue numerose grotte (anche marine), una tra le più interessanti dal punto di vista storico è la grotta Impiso o dell’Impiccato, che si trova sull’omonimo Pizzo, nella quale sono stati ritrovati resti di ippopotami e di elefanti. Tra le grotte più belle ricordiamo la Grotta dell’Olio che si apre a pelo d’acqua, i cui fondali sono ricchi di fauna e vegetazione variopinta e ospitano il relitto di una nave cartaginese con un carico di anfore. L’anfratto riceve luce da cavità che comunicano con l’esterno. La visita della grotta si completa con le zone esterne, dove una ricca copertura di alghe avvolge i massi tra prati di posidonia. All’esterno, sulla destra dell’imboccatura, si sviluppano una serie di tunnel con roccia colorata dalle alghe rosse e dalle spugne che vi crescono addosso. Procedendo sulla parete a sinistra invece, s’incontra un enorme arco di roccia con la volta tappezzata da madrepore arancione. A chi arriva sul luogo con un proprio mezzo di trasporto si consiglia di lasciarlo nel vicino posteggio di Punta Barcarello (Sferracavallo), dato che da questo punto in poi la strada è interdetta al traffico.

La Riserva Naturale di Capo Gallo può essere visitata ogni giorno “a piedi o in bicicletta“ attraverso i percorsi segnati nelle apposite tabelle che descrivono i luoghi che di lì a poco si potrà godere. Capo Gallo è un promontorio roccioso che si specchia nel mare di Palermo, separando i golfi di Mondello e Sferracavallo.

Da Piazza Indipendenza a Monreale

Piazza Indipendenza e Monreale

PIAZZA INDIPENDENZA

Tra gli elementi architettonici che circondano la piazza, risaltano la grandiosità del Palazzo Reale, che costituisce la quinta meridionale della piazza, e il Palazzo D’Aci-D’Orleans, sede della Presidenza della Regione Siciliana.

PALAZZO REALE

Sul finire dell’anno Mille, i Normanni ampliarono una preesistente fortezza araba, a sua volta edificata sui resti del centro abitativo romano, e ne fecero la loro residenza. Erano affascinati dalla cultura araba a tal punto che, per la realizzazione di chiese e palazzi, si servirono di maestranze e persino di architetti arabi, sortendo quel risultato estetico che oggi viene definito stile arabo-normanno.

In un clima dove il latino, l’arabo, e dialetti italici si fondevano, insieme alle culture che rappresentavano, l’influenza araba determinò non soltanto lo stile nelle decorazioni ma soprattutto l’articolazione degli spazi e dei volumi.

Il prospetto su piazza Vittoria risale al 1555 quando i vicerè spagnoli fecero ristrutturare integralmente l’intero edificio, caduto in rovina dopo il declino della dominazione sveva. Nello stesso periodo furono demolite due delle quattro torri d’angolo e furono realizzati il cortile Maqueda e il cortile pensile della fontana. All’interno, l’irregolare poligono del Palazzo è distribuito in appartamenti, stanze e sale reali, movimentati da giardini pensili, fontane, corsi d’acqua, terrazzi e loggiati.

CAPPELLA PALATINA

La Cappella Palatina è ubicata al primo piano del Palazzo Reale. Dedicata a Re Ruggero e risalente al 1132, presenta una pianta a tre navate con un transetto ridotto e archi ogivali sorretti da colonne di granito. Ricco di decorazioni e iscrizioni arabe, questo tempio cristiano è l’emblema dello spirito illuminista dei re normanni. Tra i mosaici che ricoprono la parte superiore delle pareti, raffiguranti soggetti della storia cristiana, risplende, nell’abside maggiore, la grande figura benedicente del Cristo Pantocratore, dove un’iscrizione a caratteri greci ammonisce: “Io sono la luce del mondo, chi segue me non cammina fra le tenebre, ma avrà la luce dalla vita”. E’ questo, dunque, il simbolo del grande processo d’integrazione culturale operato dai re normanni che segnò profondamente lo sviluppo della cultura palermitana.

SAN GIOVANNI DEGLI EREMITI

Lo stesso re Ruggero fece costruire nei pressi del Palazzo una piccola chiesa che dedicò a San Giovanni. L’appellativo “degli Eremiti” è probabilmente dovuto alla vita eremitica prediletta dai Benedettini che la amministravano. Vicina al Palazzo era pertanto considerata la seconda chiesa reale, a tal punto che il suo abbate era contemporaneamente consigliere della famiglia reale e cappellano della Cappella Palatina dove si svolgevano le reali funzioni ecclesiastiche. Anche se il restauro operato verso la fine dell’ottocento ne compromise la continuità stilistica, restano mirabili il campanile e le tipiche cupole emisferiche, elementi inconfondibili dell’autentico stile arabo-normanno. Di pregevole fattura il chiostro, realizzato successivamente, che si integra compiutamente nell’organismo architettonico originario.

PORTA NUOVA

La Porta Nuova, edificata nel 1583 al posto di una precedente chiamata Porta del Sole, segna l’estremità settentrionale del Cassaro e lo inquadra in una prospettiva il cui punto di fuga oltrepassa Porta Felice e termina a mare. La costruzione, deliberata dal Senato cittadino per celebrare il rientro dell’imperatore Carlo V, reduce dalle vittorie africane, rievoca gli archi trionfali romani in chiave stilistica tardo rinascimentale. La parte esterna è decorata con quattro grandi statue allegoriche raffiguranti mori prigionieri, due con le mani incrociate e due con le braccia mozze.

PIAZZA VITTORIA

Varcando la porta s’incontra la piazza Vittoria, denominata un tempo 2Piano del Palazzo, il luogo più antico della città dove si insediarono i Fenici e successivamente i Romani e gli Arabi. Datati inizio secolo sono alcuni scavi che hanno portato alla luce i resti di tre dimore signorili romane, risalenti probabilmente al I secolo dopo Cristo. Il grande spazio, originariamente privo della folta vegetazione che attualmente l’adorna, fu ricavato dalla demolizione di interi fabbricati e già alla fine del ’500 divenne il luogo dove si svolgevano tutte le manifestazioni che interessavano la città: feste popolari, manovre militari e perfino esecuzioni capitali.

PALAZZO SCLAFANI

Posto sull’angolo orientale, prospiciente la piazza San Giovanni Decollato, il Palazzo Sclafani rappresenta un raro esempio di architettura civile in stile tardo normanno. Si narra che fu costruito in meno di un anno dal potente feudatario Matteo Sclafani, per umiliare il cognato Manfredi Chiaramonte, proprietario dell’imponente Palazzo Steri. Lo splendido edificio terminato nel 1330 fu adibito ad ospedale durante il periodo spagnolo ed in seguito trasformato in caserma. Da ciò che rimane di questa meravigliosa opera di architettura civile, si intuisce un edificio dalla forma imponente, addolcito da un elegante intarsio operato nella pietra, e reso armonioso e leggiadro dalle bifore del piano superiore, contornate da arcature cieche intrecciate, che probabilmente segnavano il ritmo di tutti i prospetti dell’edificio.

CATTEDRALE

Percorsi pochi metri del Cassaro, lasciandoci alle spalle piazza Vittoria ci troviamo di fronte ad uno dei monumenti più significativi della storia e dell’architettura siciliana: la Cattedrale di Palermo.

La basilica è il risultato tangibile del connubio di maestranze musulmane e di menti cristiane, il prodotto della sovrapposizione di secoli di storia e di cultura. Nel 1072 i Normanni trasformarono in un tempio cristiano una moschea ricavata, a sua volta, dalla modificazione di un preesistente tempio romano. Dopo circa un secolo, la chiesa fu demolita per far posto all’attuale grandioso monumento. Intorno alla metà del ’400 fu edificato l’adiacente Palazzo Arcivescovile, fu creata la piazza prospicente la facciata occidentale e si realizzarono i due portali di ingresso. Le grandi trasformazioni disarmoniche si ebbero in età barocca, quando alla basilica fu applicato un transetto e la grande cupola, oggi visibile dall’esterno, nella zona centrale della copertura. Il prospetto laterale rivolto verso la piazza conserva parte dei motivi decorativi originari, soprattutto nella parete alta della navata centrale. Il meraviglioso portico di ingresso, edificato nella seconda metà del quindicesimo secolo, manifesta le capacità decorative del Gotico fiorito. Tre ampie arcate sorreggono un proporzionato timpano, immerse in una ricca decorazione scultorea.

Di particolare pregio sono le tarsie esterne sull’abside anche se rimaneggiate dopo i recenti restauri. All’interno, dove è stata persa completamente la concezione originaria dello spazio dopo la rivisitazione barocca, è d’obbligo citare, tra le diverse tombe dei reggenti normanni, a fastosa tomba della regina Costanza posta sotto un baldacchino sorretto da quattro colonne. Numerose altre opere d’arte appartenenti ad epoche diverse sono disposte nelle cappelle e nel presbiterio dove si può ammirare l’originaria pavimentazione in mosaico marmoreo.

MONREALE

L’attuale cittadina di Monreale era solo una campagna dell’entroterra palermitano, abitata in prevalenza da popolazioni saracene, quando nel 1172 Guglielmo II volle che vi si costruisse un’abbazia, che per splendore e magnificenza avrebbe dovuto abbagliare i Musulmani tanto da indurli alla conversione al Cristianesimo. Del complesso edilizio formato dal Palazzo Reale, dall’abbazia e dalla chiesa, soltanto quest’ultima è perfettamente conservata, anche se il prospetto principale è stato modificato nel 1770 con la realizzazione di un portico tra le due torri di facciata, che nasconde l’ingresso regale alla chiesa e le meravigliose originarie decorazioni parietali. Le decorazioni di facciata si ripetono anche sulle absidi dove le colonnine in rilievo esaltano il gioco pittorico degli archi intrecciati. Le decorazioni di facciata si ripetono anche sulle absidi dove le colonnine in rilievo esaltano il gioco pittorico degli archi intrecciati. Anche il portico sul lato settentrionale, da cui attualmente si accede, è posticcio, realizzato intorno alla metà del Cinquecento dal Gagini che recuperò colonne e capitelli da un antico portico posto davanti alla Porta Maggiore.

Chiamata anche “Porta del Paradiso”, è posta in asse rispetto alla navata centrale. Entrando da questa porta bronzea, opera di Bonanno Pisano, si avverte tutto il senso di equilibrio delle proporzioni e di grandiosità dell’insieme. L’interno sfoggia al di sopra delle colonne la fantastica decorazione bizantina. Un mosaico in oro che si estende su tutte le pareti fino al policromo soffitto ligneo, illustra fatti biblici con sequenze di immagini religiose e culmina con l’imponente raffigurazione, nell’abside centrale, del Cristo Pantocratore, dominatore universale di tutta la chiesa. Fu il luogo dove vennero seppelliti i re normanni e altri personaggi della chiesa cattolica. Il sepolcro di marmo bianco ove riposa la salma di Guglielmo II risale al 1578. Del convento attiguo di particolare pregio il grande chiostro centrale a pianta quadrata, circoscritto da un doppio colonnato marmoreo che sorregge archi ogivali.

TERZO ITINERARIO: DAI QUATTRO CANTI ALLA VUCCIRIA

Quattro Canti Vucciria Palermo

QUATTRO CANTI

Chiamata anche “Teatro del Sole”, questa piazza rappresenta una vera rivoluzione del pensiero urbanistico. Se prima del XV secolo la costruzione di un edificio subordinava la sistemazione urbanistica, con la realizzazione di questo spazio saranno, per la prima volta, le strade e le piazze a determinare gli spazi e gli orientamenti per l’evoluzione della città.

Voluta dal vicerè spagnolo marchese di Villena e progettata dall’architetto e ingegnere romano Giulio Lasso, simboleggia con quattro statue poste al di sopra di altrettante vasche in marmo, le quattro stagioni. Nella parte superiore quattro statue raffigurano i re spagnoli e al livello più alto le Sante care al popolo palermitano.

PIAZZA PRETORIA

Lungo la via Maqueda, a pochi passi, la piazza Pretoria rappresenta un altro esempio di quella nuova tendenza che animò l’architettura del XVI secolo. La fontana, posta centralmente rispetto alla piazza, fu acquistata dal Senato palermitano dai Toledo, a Firenze, che a loro volta avevano dato incarico a Camilliani e Michelangelo Naccherino di realizzare questa splendida opera scultorea per decorare la loro residenza.

Il carattere monumentale della piazza è dato dalla presenza degli imponenti edifici e delle solenni chiese che la circondano. Sul lato meridionale della piazza, con la sua massa quadrangolare, squadrata, fa da quinta il Palazzo del Comune conosciuto anche come Palazzo della Aquile. Rifatto interamente nella seconda metà dell’Ottocento dall’architetto Damiani Almeyda, hanno acquisito un rigida simmetria sia la facciata che il suo interno. Degna di particolare nota la “Sala delle Lapidi”, già esistente nel primo edificio quattrocentesco, oggi sede del Consiglio comunale; è così chiamata per le numerose lapidi commemorative di eventi riguardanti la città.

CHIESA DI SAN GIUSEPPE DEI TEATINI

Il lato su via Maqueda è sempre stato aperto alla vista del prospetto laterale ed all’immensa cupola della Chiesa di San Giuseppe dei Teatini. La ricerca seicentesca del solenne, del grandioso trova in questa chiesa una meravigliosa interpretazione. La facciata principale sul corso Vittorio Emanuele, a ridosso della piazza Villena, riprende con la grande massa in movimento i canoni dell’architettura barocca. All’interno le altissime colonne marmoree la dividono, con un dinamico ritmo, in tre navate rivestite di marmo disposto con sobria sapienza. La volta che corre lungo la navata centrale è interamente decorata con variopinti affreschi, oggi quasi interamente rifatti.

PIAZZA BELLINI

Comunicante attraverso uno stretto e corto vicolo con la piazza Pretoria, questo spazio, dedicato ad un genio della musica italiana, accoglie diversi e fondamentali monumenti risalenti ad epoche diverse. Su un lato della piazza, anticamente chiamata il Piano della Corte in quanto vi era ubicato l’ingresso del Palazzo Senatorio, sorge il Teatro Carolino. Edificato nei primi anni dell’Ottocento e per lungo tempo il teatro più frequentato della città, nel 1860 venne dedicato al grande musicista catanese Vincenzo Bellini. Dopo il devastante incendio del 1964, è stato riaperto solo nel 2001 diventando sede particolarmente suggestiva della programmazione del Teatro Biondo Stabile di Palermo.

CHIESA DI SANTA CATERINA

La Chiesa di Santa Caterina, esternamente di chiara fattura manierista, nasconde un interno degno di essere ammirato quale grandioso esempio di arte barocca siciliana. La migrazione, soprattutto dei religiosi, verso Roma introdusse nella città nuove esperienze che, fondendosi con la concezione siciliana dell’arte diedero vita a quel periodo di grande fervore di cui questa chiesa è splendida testimonianza.

CHIESA DELLA MARTORANA

La Chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio, conosciuta come Chiesa della Martorana, fu edificata nel 1143 dal grande ammiraglio di re Ruggero, Giorgio Antiochieno.

Si trova inglobata tra più recenti costruzioni ed a causa degli evidenti interventi subiti in età barocca ha perso la sua originale conformazione ed in parte i decori tipici in stile arabo-normanno. La facciata barocca prospiciente la piazza, realizzata sul prospetto che fino ad allora era considerato laterale, è un’evidente trasformazione del primitivo impianto di palese concezione islamica.

L’accesso originario avveniva dalla torre che prima dei citati interventi era posta in asse all’abside centrale. Internamente presenta una pianta a tre navate divise da colonne di granito con originali capitelli policromi. Particolare stupore suscita il rivestimento musivo realizzato da maestranze bizantine volute dallo stesso Antiochieno.

L’atmosfera risulta assai più distesa che in altre chiese dell’epoca; le immagini raffiguranti Santi, Profeti ed Angeli respirano in ampi spazi ritmati da motivi ornamentali.

Probabilmente una figura del Cristo Pantocratore dominava originariamente la chiesa dall’alto dell’abside centrale, oggi adorna di composizioni di marmi mischi, di un tabernacolo in lapislazzuli e di un meraviglioso dipinto dell’Ascensione.

CASA PROFESSA

La chiesa fu iniziata nel 1564 sulle rovine di altre chiese e terminata nel 1630 dai padri gesuiti che in quel periodo godevano della stima e dell’appoggio del viceregno spagnolo.

Il progetto originario, probabilmente dell’architetto gesuita Giovanni Tristani, prevedeva una chiesa sobria a tre navate, sorretta da grandi colonne in marmo e sormontata da una grande cupola. Mentre la facciata rinascimentale si presenta ordinata, sobria, all’interno un manto decorativo si estende ininterrottamente su tutte le pareti. Il restauro effettuato dopo i bombardamenti dell’ultima guerra ha comunque mantenuto quasi intatta la conformazione originaria e la pregevole decorazione interna. Intarsi in marmo, stucchi e sculture riempiono l’interno in un unico gioco di luce. Intere generazioni di Gesuiti per circa due secoli hanno minuziosamente lavorato alla realizzazione di questa fastosa decorazione, realizzando infinite composizioni e raffigurazioni di putti, animali, piante, uomini, tutti parte di un unico decoro. La volta, con i suoi vivaci affreschi, completa la policromia dell’ornamento concorrendo a quella che sarà definita l’architettura gesuitica.

MERCATO DI BALLARO’

Dal Corso Tukory, nelle vicinanze della stazione, penetra all’interno della zona parallela alla via Maqueda lato monte fino a Piazza Casa Professa.

Esso si trova nel cuore dello quartiere antico, denominato l’Albergheria, dove ogni giorno si organizza il tradizionale mercato alimentare di Ballarò. Relativamente all’origine della denominazione della piazza e del mercato, tra le tante versioni sostenute si ritiene più verosimile quella che asserisce derivi dall’arabo balalah, ovverosia confusione.

In effetti la vita pregna di tradizione e di colore che si svolge in questa piazza, di confusione ne genera parecchia. Certo è, comunque, che la tradizione siciliana del mercato, affonda le sue radici nella cultura araba. Gli spazi angusti popolati da fiumi di persone, accalcate tra innumerevoli bancarelle e assordate dalle grida dei venditori, sono costanti che risalgono al periodo in cui gli arabi commerciavano in spezie con le Indie. Oggi vi si trovano alimenti di ogni genere, in prevalenza prodotti locali e specialità tipiche siciliane messi in mostra su bancarelle che invadono la piazza.

PIAZZA SAN DOMENICO

La piazza che si apre su via Roma e che prende il nome dalla chiesa di San Domenico che ne costituisce lo sfondo fu realizzata nel 1724 per volere dell’imperatore Carlo VI, e pertanto fu inizialmente chiamata piazza Imperiale.

Attualmente ha perso le caratteristiche di monumentalità che aveva in origine, quando era incorniciata dalle facciate dei palazzi nobiliari che vi prospettavano e non era stata realizzata l’apertura sulla via Roma. La chiesa edificata su un precedente impianto quattrocentesco da Andrea Cirrincione, manifesta la cresciuta autorità dell’ordine domenicano che, quando si stabilì a Palermo, nei primi decenni del 1200, non aveva avuto assegnata una sede stabile. Il prospetto dell’architetto Amico, datato 1726 formato da due ordini di colonne sovrapposte, interpreta un Barocco monumentale volutamente scenografico. Tutte le statue che ornano la facciata, poste dentro nicchie ricavate nello spessore della muratura, furono scolpite dal Serpotta su disegno dello stesso progettista. L’interno a croce latina a tre navate, divise da poderose colonne di ordine tuscanico, ha un aspetto così solenne da essere stata scelta come pantheon da diversi personaggi illustri.

LA VUCCIRIA

E’ il mercato più antico e popolare di Palermo. Si estende in Piazza Caracciolo e dintorni. Sul lato destro della piazza, le prime bancarelle di venditori invitano ad un altro pittoresco e tradizionale mercato palermitano: la Vucciria. Fa parte di uno dei quartieri meno avviliti da trasformazioni urbanistiche, e che quindi conserva quasi intatto il suo assetto. I nomi dei vicoli, come la via dei Chiavettieri o la via dei Coltellieri mantengono il loro nome originario a testimonianza dell’attività prevalente che anticamente vi si svolgeva. Il centro del mercato ha vita nella piazza Caracciolo, dal nome del vicerè che fece costruire un porticato, oggi non più esistente, per il riparo degli avventori che si accalcavano al mercato. Oggi le pittoresche bancarelle, disposte lungo i due fronti degli stretti vicoli, sono munite di variopinti tendaggi che formano un passaggio coperto, come se volessero inconsciamente rievocare l’antico loggiato.

QUARTO ITINERARIO: DALLA ZISA A VIALE DELLA LIBERTA’

Zisa Statua della libertà Palermo

LA ZISA

Fu costruita da maestranze arabe intorno al 1165 per volere del re normanno Guglielmo I e fu completata dal suo successore Guglielmo II, che qui riposava durante i mesi più caldi dell’anno, approfittando dei sistemi di refrigerazione e di ventilazione carpiti alla cultura araba. Esternamente si presenta di forma parallelepipeda, con tre ordini di aperture e con i segni delle alterazioni subite nel corso dei secoli. Un originario fascione d’attico decorato fece posto ai merli intorno al 1300, quando fu adibita a dimora agricola fortificata. L’intervento più pesante fu realizzato nei primi decenni del 1600 quando fu acquistata da Giovanni de Sandoval e ristrutturata affinché venisse adattata a dimora stabile. Successivamente caduta in rovina, è stata acquisita, intorno alla metà del nostro secolo dal demanio regionale e finalmente restaurata. La rigorosa simmetria adottata come logica costruttiva e distributiva degli spazi distingue i percorsi tra la zona privata e quella pubblica. La zona pubblica era formata dal vestibolo di ingresso aperto su due lati e dalla attigua sala della fontana dove l’acqua che scorreva in appositi canali a cielo aperto, costituiva al tempo stesso ornamento e sistema di umidificazione dell’aria. Il varco tra il vestibolo e la sala della fontana risale al XVII secolo, con un insolito affresco dipinto sull’intradosso della volta. Raffigura personaggi mitologici detti “i diavoli della Zisa“, dalla credenza popolare che ritiene impossibile contarne l’esatto numero. Delle costruzioni esterne all’edificio rimane l’originaria cappella con la tipica calotta emisferica a copertura del rettangolare presbiterio.

CHIESA DEI CAPPUCCINI

Al termine della via Pindemonte, si incontra la piazza Cappuccini con l’omonimo Convento e un piccolo cimitero. L’attuale Chiesa, chiamata, non a caso, Madonna della Pace, è il frutto di una disarmonica rivisitazione di una precedente chiesa risalente all’età barocca. Al suo interno, tra gli ancora riconoscibili caratteri dell’architettura seicentesca, innumerevoli sono le opere d’arte, anche se il complesso deve la sua fama alla presenza delle catacombe, realizzate con paziente lavoro dall’ordine stesso al di sotto della chiesa. Numerosi scheletri ancora vestiti di personaggi laici e religiosi, appesi alle pareti o sepolti in casse aperte, mostrano il macabro scenario della morte. L’intenzione dell’ordine dei Cappuccini, che tanto e minuzioso lavoro ha dedicato nel corso dei secoli alla formazione dello sconcertante spettacolo, è quella di infondere nel visitatore il senso della temporaneità e della futilità delle cose umane, contrapposto all’eternità della vita spirituale dell’anima. Proprio per l’innata dimestichezza con il concetto di morte, adiacente alla chiesa è ubicato un piccolo cimitero, sempre gestito e curato dall’ordine dei Cappuccini. Cappelle mortuarie e lapidi sono inserite in un piccolo giardino sempre fiorito che, a differenza dei lugubri e inquietanti scenari offerti dai soliti cimiteri, volutamente comunica un tranquillo senso di pace.

MERCATO DEL CAPO

La Porta Carini fu edificata nel 1310 ed oltre ad essere l’unica superstite è probabilmente la più antica delle tre porte che permettevano l’accesso, dal versante settentrionale, alla città antica. Dalla porta, lungo l’omonima via fino a piazza Capo e lungo gli stretti vicoli confluenti, si articola uno dei più antichi mercati palermitani. Simile ad una Kasba, il pittoresco scenario prima appare e poi ci coinvolge con la folla di avventori che si accalca negli angusti passaggi tra innumerevoli bancarelle, mentre i venditori “abbanniano” ad alta voce i pregi della propria merce.

TEATRO MASSIMO

Il teatro fu iniziato da Giovan Battista Filippo Basile nel 1875 e portato a compimento dal figlio Ernesto dal 1891 al 1897. L’edificio di indubbio gusto neoclassico, nonostante abbia il carattere monumentale voluto dalle esigenze di rappresentatività della società dell’epoca, mantiene disciplinate proporzioni tra le parti che compongono l’articolato volume. L’edificio è completamente isolato sui quattro fronti; la sala è sormontata da una grande cupola circolare mentre una monumentale scalinata che conduce ad un maestoso pronao porta all’ingresso. Nonostante le enormi dimensioni, colonne alte 13 metri con un diametro di 1,25 metri e un tetto a cassettoni larghi 4 metri, tutto è proporzionato ed integrato nella struttura. Il foyer posto in successione al pronao, è una sala di forma rettangolare fastosamente decorata, larga poco meno di 12 metri e lunga 31,70 metri. Punto di affluenza del pubblico e di confluenza di tutti i percorsi, collega l’entrata con la sala caffè, con i passaggi coperti per il ricovero delle antiche carrozze, e con la sala, tramite un ulteriore piccolo vestibolo da cui si dipartono le scale che portano ai palchi.

La vista della platea incanta con i suoi drappi di velluto rosso; cinque ordini di palchi, più il loggione sono disposti a ferro di cavallo e rivolti verso il proscenio. Al centro il palco reale a cui si accede mediante una scala distinta chiamata per l’appunto scala reale. Ha la dimensione in larghezza di tre palchi e in altezza di due ordini. Anch’esso è preceduto da un salone di dimensioni maggiori rispetto agli altri palchi, quasi 100 metri quadrati di superficie. Oltre al meccanismo di illuminazione e di ventilazione creato nella copertura mobile divisa in undici pannelli trasparenti, numerose sono le particolarità costruttive del teatro. Di particolare pregio sono le opere pittoriche della sala di Rocco Lentini, quelle dei ridotti del palco reale del Padovano e gli affreschi nei ridotti pubblici realizzati da Giuseppe Enea

VIA RUGGERO SETTIMO

Intitolata all’ammiraglio e senatore Ruggero Settimo è definita il salotto di Palermo per l’eleganza dei negozi che vi prospettano. Deve il suo attuale prestigio anche al fatto che congiunge le due più importanti piazze della città: piazza Verdi, dove sorge il Teatro Massimo, e piazza Ruggero Settimo, dove è ubicato il Teatro Politeama.

Il tracciato al di fuori delle mura della città, pensato nel 1782 dal pretore Antonino la Grua, marchese di Regalmici, intendeva facilitare il collegamento con le residenze estive della Piana dei Colli. Finì invece per dettare l’orientamento della vera espansione della città; la zona cominciò ad acquistare prestigio e i nobili la preferirono per edificare nuovi palazzi, immersi nel verde della campagna palermitana. Dai Quattro Canti di Campagna in poi sono state mantenute inalterate le presenze edilizie e numerosi edifici, quali Palazzo Galati, alla cui costruzione parteciparono il Marvuglia e il Marabitti e Palazzo Francavilla di Ernesto Basile, dove è presente in embrione la nuova cultura liberty.

TEATRO POLITEAMA

La via Ruggero Settimo sfocia in un grande spazio formato dalla contiguità di due piazze legate lungo l’asse della via Libertà: la piazza Castelnuovo e la Piazza Ruggero Settimo dove sorge il Teatro Politeama, edificato tra il 1867 e il 1874, quasi contemporaneamente al teatro Massimo, da Giuseppe Damiani Almeyda. Anche se diversa è la destinazione, il dualismo tra i due teatri più importanti della città si risolve come testimonianza di una diversa interpretazione dello stile classicista. L’ingresso, costituito da un enorme arco trionfale con una composizione scultorea in bronzo, tradisce la formazione culturale dell’architetto che, incline al repertorio ellenistico romano, propone soluzioni policrome tipiche di edifici pompeiani. Innovativa è anche la soluzione di creare i foyer tra i colonnati che ornano esternamente la sala rotonda. Nella medesima piazza si trova il Kursaal Biondo che, progettato da Ernesto Basile nel 1913, originariamente formava un grande complesso comprendente un casinò, un cafè-restaurant, un vasto giardino per le rappresentazioni all’aperto e la sala per gli spettacoli. Oggi restano soltanto la sala, profondamente trasformata (ex cinema Nazionale e attuale sala Bingo), ed il bel prospetto esterno con le allegorie della Danza di Archimede Campini.

VIA LIBERTA’

Dalla piazza Politeama sino alla piazza Vittorio Veneto, la via Libertà è ritenuta la più importante tra le arterie cittadine per le sue dimensioni, per l’eleganza dei suoi negozi e per il doppio filare di platani che la fiancheggiano. Il primo tratto realizzato nel 1860 aderisce alle tendenze post-illuministiche del periodo e si rifà ai grandi progetti attuati dal barone Hausman a Parigi, nell’ambito della grande rivoluzione urbanistica di fine secolo. La logica parigina dei boulevards trova rispondenza in un piano di grandi riforme che portarono la città a livello delle grandi capitali d’Europa. Il secondo tronco, dalla piazza Croci verso la Favorita, prosegue ad unica carreggiata, adeguatamente alberato con maestosi platani e lambito per un lungo tratto dal Giardino Inglese, sistemato nel 1851 da Giovan Battista Basile sul modello tipico delle ville inglesi. Con la costruzione dei nuovi palazzi, presto la via Libertà divenne il nuovo salotto della borghesia palermitana che preferì questa passeggiata a quella tradizionale del Foro Italico. Oggi lungo quest’arteria di congiunzione tra il moderno e l’antico, tra la storia ed il presente, e lungo le vie perpendicolari, innumerevoli negozi ne fanno la zona commerciale più rappresentativa della città ed il luogo dove dopo un secolo di storia continua ad essere piacevole passeggiare ed incontrarsi. Da percorrere la Via Principe di Belmonte solo pedonale per gustare un fresco aperitivo seduti ai tavolini dei bar ! Una bella traversa di fine ‘800 che collega appunto la Via Ruggero Settimo alla Via Roma.

QUINTO ITINERARIO: DA VILLA GIULIA ALLA CHIESA DELLA MAGIONE

villa giulia chiesa magione palermo

VILLA GIULIA

La Villa Giulia, dedicata a Giulia Guevara, moglie del viceré Marcantonio Colonna, è uno splendido giardino pubblico realizzato dall’architetto Nicolò Palma nel 1777. Il disegno rigidamente geometrico, determinato dalla forma quadrata, è diviso in molteplici campi da viali diagonali e paralleli ai lati, che si intersecano al centro di una piazza circolare, manifestando la razionalità del pensiero illuminista. Il momento culminante di tale filone di pensiero trova la sua espressione nella rappresentazione scultorea dentro la fontana ubicata nella piazza centrale. Un putto, emblema della decorazione fine a se stessa dell’epoca barocca, regge dodici orologi sul capo che segnano le ore col sistema solare. Tutte le presenze, all’interno della villa, che alludono a un ripensamento romantico, sono di epoca successiva. Riconoscibile, ad esempio, è la mano dell’architetto Damiani Almeyda nella realizzazione dei padiglioni della musica disposti a circolo intorno alla fontana. Le decorazioni in stile pompeiano sono riconduci- bili a quelle operate sul prospetto esterno del Teatro Politeama. L’accesso dal fronte rivolto verso il mare, costituito da un arco trionfale di chiare tendenze neoclassiche, è stato realizzato nel 1788.

ORTO BOTANICO

Adiacente alla villa, l’Orto Botanico è stato realizzato nel 1789 per la coltura delle piante curative, utili didatticamente ad una delle prime forme di università: l’Accademia dei Regi Studi. Anche il disegno della parte più antica dell’orto segue rigide regole geometriche e speculari simmetrie. Al suo interno numerosissime sono le specie vegetali provenienti da tutto il mondo, tra le quali il famoso albero del sapone, imponenti cicas e anche diverse specie di piante acquatiche immerse in una grande vasca circolare. Il trittico di edifici che si scorge sul fronte prospiciente la via Lincoln fu realizzato quasi contemporaneamente. Opera dell’architetto Leone Dufourny quello centrale e di Venanzio Marvuglia i due laterali, adibiti a calidarium e tepidarium. Lo stile dell’edificio centrale aderisce ai canoni neoclassici dell’epoca e ne utilizza gli elementi fondamentali come il portico tetràstilo con colonne doriche e la cupola centrale a copertura dell’aula.

PIAZZA KALSA

Quando i re arabi sentirono vacillare la sicurezza del regno, ritennero necessario lo spostamento della sede di potere in una zona aperta all’esterno. Il quartiere della Kalsa, in prossimità del mare, corrispondeva ai requisiti di sicurezza e divenne il centro residenziale degli Arabi. Qui costruirono la reggia e le moschee, dettando così la prima vera espansione controllata del nucleo originario della città. La piazza Kalsa corrisponde al cuore dell’antico insediamento arabo e oggi, pur non essendoci pervenute le meravigliose costruzioni arabe, custodisce anche la magia di una storia più recente. La separazione con il Foro Italico è ancora costituita dalle antiche mura di Palermo che lasciano intravedere il mare attraverso la cinquecentesca Porta dei Greci. Chiamata anche Porta d’Africa, fu aperta nel 1553, anche se la realizzazione esterna risale al 1582, nell’ambito dei lavori di sistemazione del Foro Italico, voluti dal viceré Marcantonio Colonna. L’edificio adiacente alla porta fu edificato invece nel 1832 sulle rovine di un precedente edificio. Il marchese Enrico Forcella, da cui il nome del sontuoso palazzo, interpretando il gusto eclettico dell’epoca, si ispirò alle costruzioni arabo-normanne, riuscendo perfettamente ad imitarne lo stile.

CHIESA DI SANTA TERESA

La piazza deve parte del suo prestigio alla presenza dell’ammirevole Chiesa di Santa Teresa. Ultimata nel 1706 come luogo di culto per le Carmelitane che risedevano nel vicino convento, fu progettata dall’architetto Giacomo Amato. Di particolare rilievo la facciata che è una delle più alte manifestazioni dell’arte barocca in Sicilia. Viene completamente abbandonata la staticità delle facciate tardo rinascimentali attraverso movimenti scolpiti nella pietra viva. Con rigorosa simmetria rispetto all’asse verticale della facciata, sono disposte dentro nicchie delle statue che arricchiscono ulteriormente il movimento del prospetto.

L’interno non trova un’esatta corrispondenza dimensionale con l’imponenza della facciata esterna. Lo spazio si presenta organico e ricco di una intensa luminosità che penetra dalle aperture. Un grandioso sviluppo viene dato dalle imponenti colonne del coro e dalle larghe lesene che corrono lungo le pareti. Diverse opere di grande spessore artistico sono contenute al suo interno; tra queste molte sono le tele e in particolare merita doverosa attenzione la Maternità della Madonna dietro l’altare maggiore. Le opere raffiguranti Santa Teresa e Sant’Anna ubicate nell’abside sono attribuite al Serpotta.

LO SPASIMO

Nel 1492, quando uno dei monasteri benedettini più in auge dell’isola aderì alla congregazione di Santa Maria di Monte Oliveto, questa acquistò potere e iniziò, già nei primi anni del 1500, ad espandersi in tutti i centri della Sicilia. Così, nel tradizionale rifiuto per le in- novazioni rinascimentali, reimpiegando le concezioni stilistiche tardo gotiche, nascevano il Convento e la Chiesa di Santa Maria dello Spasimo. Successivamente il luogo fu interessato dal piano di fortificazione della città, voluto dal Gonzaga; la costruzione di un bastione difensivo a ridosso delle mura di cinta, compromise l’assetto del complesso tanto da costringere gli Olivetani ad abbandonarlo definitivamente. Nascosta da misere costruzioni, soffocata da un tessuto urbano degradato, vi si accede soltanto dall’interno dell’ex Ospedale Principe Umberto. L’interno è diviso in tre navate; le laterali coperte da volte costolonate a crociera, la centrale, attualmente scoperta dotata di un tetto ligneo sorretto da capriate. Lo spiccato verticalismo delle strutture, assolutamente disadorne se non della propria forma e dimensione, le conferisce un senso mistico di imponenza.

L’abside centrale di là dall’ampio transetto presenta una meravigliosa copertura a volta, sorretta da costole che si intersecano al centro formando il disegno di una stella. Molte sono le alterazioni visibili subite nel corso dei secoli per i vari adattamenti: inspessimenti dei muri, ostruzione delle aperture monofore e archi a tutto sesto fuori della logica costruttiva che armonizzava il manufatto.

CHIESA DELLA MAGIONE

La Chiesa della Magione, ubicata sul versante occidentale dell’omonima piazza, è una delle più antiche della città. Risale al 1150, e fu concessa prima all’ordine dei Cistercensi e successivamente all’ordine dei Templari Teutonici nel 1197. Dedicata alla Santissima Trinità, è anche conosciuta con il nome di Chiesa della Magione, dalla evoluzione del nome “Mansio” con cui era chiamato il precettore dell’ordine che risiedeva nell’attigua abbazia. Diversi sono stati gli interventi subiti nel corso dei secoli dall’impianto originario, che fu praticamente distrutto dai bombardamenti del 1943 e successivamente ricostruito. Edificata secondo i sobri canoni dello stile arabo-normanno, rivolge l’abside, decorata con i tradizionali archi intrecciati, verso la piazza della Magione. La facciata principale rivolta verso l’attuale via Garibaldi fa da sfondo al giardino di ingresso. Ai tre portali a sesto acuto, di diverse dimensioni, incorniciati da bugne, fanno riscontro, al livello superiore, tre monofore. Internamente la chiesa presenta la snellezza caratteristica dello stile gotico, con alti archi ogivali sostenuti da colonnati. La copertura lignea è stata completamente rifatta dopo la rovina del 1943; sono infatti scomparsi gli elementi pittorici decorativi tipici dell’arte fatimita.

Anche se nessuna delle opere d’arte presenti è contemporanea alla realizzazione della chiesa, sono di mirabile fattura. Il Cristo Benedicente è una splendida opera scultorea del XVI secolo come pure il dipinto della Madonna della Grazia disposto accanto alla sacrestia.

SESTO ITINERARIO: DA PIAZZA MARINA ALLA CHIESA DI SAN FRANCESCO

Piazza Marina Chiesa San Francesco Palermo

PIAZZA MARINA

L’attuale sistemazione fu definita nel 1864, quando venne realizzata dal Basile la Villa Garibaldi che con la sua magnifica quanto rara vegetazione adorna una delle più belle e storiche piazze della città. Il grande slargo, contornato da edifici di indubbia bellezza, pregni di interesse storico e artistico, fu nella antichità lo specchio di mare in cui sfociavano il Kemonia ed il Papireto. Colmato già in epoca musulmana, è sempre stato uno spazio non interessato da costruzioni di alcun genere, fino a divenire il teatro di tutte le manifestazioni culturali e popolari cinquecentesche. La presenza degli eleganti edifici che prospettano sulla piazza, come il Palazzo Fatta e il Palazzo Galletti, testimonia la storicità del luogo che trova anche nella presenza di alcune chiese interessanti valenze architettoniche.

SANTA MARIA DELLA CATENA

La Chiesa di Santa Maria della Catena, posta tra la piazza e l’antico porto della Cala, sorse nel XVI secolo sulle rovine di una più antica chiesa, prospiciente una piccola piazzetta. La recente scalinata di accesso si rese necessaria quando fu pianeggiato il declivio che dal Palazzo delle Finanze digradava sino al mare. I caratteri architettonici del manufatto sono invece rimasti inalterati soprattutto nella facciata principale dove spicca l’elegante portico, simbolo della tradizione gotico catalana. All’interno lo stile normanno ha il sopravvento, anche in seguito ai recenti restauri che hanno quasi del tutto epurato le postume decorazioni settecentesche.

CHIESA DELLA GANCIA

Con accesso dalla parte opposta della piazza Marina, la storica via Alloro è da sempre asse viario ambito per l’edificazione di residenze nobiliari e di edifici a carattere monumentale. Il Convento e la Chiesa di Santa Maria degli Angeli, detta Chiesa della Gancia, propone due prospetti visibili; quello princi- pale di cui è leggibile il carattere dell’architettura quattrocentesca e quello laterale, prospiciente la via Alloro, manomesso da successivi interventi di restauro.

La sua costruzione fu iniziata dai frati di Santa Maria di Gesù agli inizi del 1500 sui resti di una chiesa più antica. I caratteri architettonici del manufatto sono invece rimasti inalterati soprattutto nella facciata principale dove spicca l’elegante portico, simbolo della tradizione gotico catalana. All’interno l’antica struttura a forma di croce greca, con una grande navata centrale delimitata da cappelle laterali, conserva pregevoli opere d’arte.

PALAZZO ABATELLIS

Contiguo alla Chiesa della Gancia, il Palazzo Abatellis, conosciuto anche come Palazzo Patella, fu voluto dal Pretore di Palermo, Francesco Abatellis, alla fine del XV secolo. L’impronta del maestro Matteo Carnelivari , illustre architetto siciliano, caratterizzò l’edificio che divenne uno dei più interessanti esempi dell’architettura gotico catalana in Sicilia. Costruito su due livelli, si articola intorno ad un grande cortile che si intravede dall’atrio di ingresso, appena varcato lo splendido portale. Grande coerenza costruttiva si riscontra in tutti gli elementi caratterizzanti la cultura dell’epoca. Il sobrio edificio, arricchito da una decorazione gotica interpretata dallo stesso Carnelivari in chiave illuministica, sembra scolpito nella pietra. Eleganti trifore dalle sottili colonnine prospettano sull’ampio cortile e sul lato destro una slanciata loggia su due ordini è sorretta da archi di ampia luce che conferiscono all’edificio un aspetto raffinato, quasi aereo. Dopo il recente restauro, curato dall’arch. Carlo Scarpa, la moderna museografia trova nel Palazzo Abatellis uno straordinario esempio di innovata esposizione di opere d’arte. Le numerose opere esposte nelle sale al piano terreno si susseguono senza un preciso ordine cronologico, a differenza di quanto accade al primo piano dove è allocata la pinacoteca. Tra le opere esposte sicuramente il “Trionfo della morte” Datata XV secolo rappresenta la concezione medioevale della morte che terrorizza i giovani, scagliando mortali frecce, e che, dopo aver sterminato vescovi e prelati, risparmia i poveri e i diseredati che la implorano. Numerose ed affascinanti, le sculture esposte tracciano un preciso iter dello sviluppo dell’arte siciliana dal primo secolo di questo millennio al 1500.

PALAZZO STERI

Anche se dell’antico prospetto si sono conservati soltanto la torre merlata ed un vano finestra, il Palazzo Chiaramonte, detto Steri, testimonia la grande innovazione di gusto che caratterizzò l’architettura siciliana del Trecento. L’interiorizzazione di tutte le precedenti culture, dall’arabo-normanna alla sveva, rielaborate secondo a cultura dei nuovi tempi, portò ad una produzione architettonica di grande espressività che fu chiamata chiaramontana. La nascita di questo pregevole monumento, il cui appellativo Steri deriva dal latino Hosterium, palazzo fortificato, si deve a Manfredi Chiaramonte che nel 1307 ne iniziò la costruzione, portata a termine da Manfredi III nel 1380. Dopo essere stato occupato dai viceré spagnoli, nel 1600 divenne sede del Santo Uffizio fino al 1782. Durante l’avvicendarsi di questi numerosi eventi, l’edificio subì pesanti trasformazioni, come l’apertura del grande portone d’ingresso dalla piazza Marina o la demolizione delle fortificazioni di protezione del palazzo.

A pianta quadrata, era anticamente chiuso all’esterno ed aveva accesso da aperture nel lato orientale dell’edificio che si sviluppa intorno ad un ampio cortile, perimetrato da un portico sorretto da due arcate per lato sul quale è ancora visibile lo stemma della famiglia Chiaramonte. Al primo piano le arcate ogivali diventano tre per lato, aumentando il ritmo di un elegante loggiato su cui prospettano tutte le sale dell’edificio e dal quale si accede alla grande sala sormontata dalla magnifica copertura lignea, degnamente affrescata dai maestri dell’epoca. Un piano ammezzato tra il primo ed il secondo livello ospitava le carceri istituite dal re Filippo III e per questo denominate “filippine”. La grande Sala della Torre al secondo piano, coperta da una struttura lignea a vista è l’unica sopraelevazione originaria. Nell’atrio è ubicata una piccola chiesetta, dedicata a Sant’Antonio Abbate, edificata contemporaneamente all’edificio. L’interno è ad unica navata con abside, mentre all’esterno di particolare pregio è il portale d’ingresso a sesto acuto adorno di un elegante bassorilievo.

CHIESA DI SAN FRANCESCO

La Chiesa di San Francesco, che sorge sull’omonima piazza posta lungo l’attuale via Paternostro, testimonia l’evoluzione dello spirito architettonico dal XIII al XVIII secolo. La facciata, nell’estrema essenzialità del disegno che denuncia la presenza delle tre navate interne, evidenzia la semplicità del gusto dei Frati Minori che conclusero i lavori nel 1302. La grande compattezza della superficie, movimentata dalla presenza del prezioso rosone e dell’elegante portale d’ingresso, appare integra, non deturpata dalle trasformazioni che nei secoli a seguire interessarono la basilica.

All’impianto originario si aggiunsero nel tempo varie cappelle nobiliari e fra queste di particolare importanza storica ed architettonica quelle introdotte nel XIV e XV secolo. Le prime esprimono compiutamente il gusto gotico chiaramontano, mentre le seconde testimoniano le prime espressioni scultoree del Rinascimento, interpretate dal Gagini e dal Laurana. Tra il 1533 e il 1549 avvennero le prime pesanti manomissioni. Il duecentesco tetto ligneo fu sostituito con volte a crociera e delle tre absidi soltanto quella di sinistra, dedicata al Santo, mantenne la sua conformazione originaria. Il restauro ottocentesco in seguito al terribile terremoto del 1823 stravolse completamente l’omogeneità architettonica dell’impianto: le volte ogivali divennero a tutto sesto e le volte a crociera furono sostituite con volte a botte. Se da un lato i bombardamenti dell’ultima guerra ridussero la chiesa in rovinose condizioni, dall’altro permisero un radicale e diligente restauro, che riportò l’impianto nelle primitive condizioni.